Le Polpette di Pol Pot – episodio 4

*In una camera da letto*
Boss: Oh, Prof.
Prof: Oh, Boss.
Boss: Sei molto carino, lo sai?
Prof: Si… anche tu.
Boss: Prof. Ti amo.
Prof: Anch’io.
Boss: Togliamoci i vestiti! *tira il camice del Prof*
Prof: Ehi! *butta il camice per terra e si mette il cappello del Boss*
Prof: Ey, come mi stà?
Boss: Benissimo! *spinge il Prof sul letto e lo bacia*
Prof: O moya nauka!
Boss: MI sono innamorato di te dalla prima volta che ti ho visto.
Prof: Anch’io.
Boss: Si. Ichkariga kiraman…
*Il Boss sbottona la camicia del Prof, salendo su di lui*
Prof: Ahi! Togliamoci le scarpe, prima!
Boss: Beh, ho sempre voluto fare una cosa…
*Il Boss toglie le scarpe del Prof, e poi toglie le sue scarpe, mettendole sul comodino*
Prof: Cosa hai intenzione di fare, nemnogo moshennik?
Boss: Aspetta e vedrai, mio piccolo!
Prof: Non sono piccolo!
Boss: Si che lo sei!
Prof: No
Boss: Si
Prof: No
Boss: Si
Prof: No
Boss: Si
Prof: No
Boss: Si
Prof: No
Boss: Si
Prof: Perkele!
Boss: Mi piace quando dici così. E’ così sexy. Pe… erkele.
Prof: Si. *Chiude gli occhi*
Boss: Oh, iridescent jo’jalar…
Prof: Ooh…
Boss: Le mie polpette preferite sono quelle all’avocado! Bazinga!
*Zoom out verso un libro nelle mani di Atkara. Rallen, Ledarna, e Burtis la stanno guardando*
Atkara: Allora, ragazzi, vi è piaciuta la mia do’stlikfantastika?
Rallen: Dost-che?
Atkara: Do’stlikfantastika. Il mio termine per una fanfiction su di persone veramente esistenti.
Rallen: Mi è piaciuta, ma sono sicuro che il Boss si infurierà.
Atkara: Beh ti giuro che nell’Uzbekistan questa è cosa di tutti i giorni…
Ledarna: Cosa, scrivere fanfiction sul tuo boss che si mette col tuo idolo?
Atkara: No. Intendo quello che succede dentro. Nell’Uzbekistan tutti parlano di avocadi.
Rallen: Si tratta di cultura tradizionale uzbeca?
Atkara: Beh, non proprio. Deriva tutto dal videoclip ufficiale di “Yo Pluton Yo” della nota band kirgiza, Oriental Band.
Rallen: Oriental Band! Una volta le ho ascoltate. Sono bravissime. Sia come mucisiste che come difensrici di Plutone!
Rallen: Una volta volevo un poster di Mec Lunic.

Burtis: Grug.
Ledarna: Quindi se è una cosa kirgiza è pur sempre dell’Asia Centrale…
Atkara: E’ una cosa plutoniana.
Ledarna: Che? Credevo che Plutone fosse disabitato…
Atkara: Un tempo, la magia regnava, e ogni pianeta aveva una sua famiglia regale di solo femmine.
Rallen: Quindi i maschi non c’erano?
Atkara: No. Non c’erano. Le figlie nascevano grazie ad un cristallo, il Brolis Dzala, che è fatto di un’energia magica, la Varsk’otsneba.
Rallen: Broccolis? Wars cottone bah bah? Ma che lingua è? Plutoniano?
Atkara: No… E’ Kartliano. La lingua franca della magia, e quindi anche la lingua franca tra i regni planetari.
Ledarna: Ah! Quindi è tipo, una lingua mixata tra le lingue dei vari pianeti, creata per channelare la magia?
Atkara: No. Si tratta di una lingua naturale terrestre, parlata in Georgia. No, non lo stato degli Stati Uniti, ma la nazione, ovvero… saKartvelo.
Ledarna: Ah. Ne ho sentito parlare. Dev’essere un luogo fantastico!
Atkara: Ci puoi scommettere! Kupo!
Rallen: Uno per tutti, tutti per uno!
Burtis: Grug.
Ledarna: Che poi la Georgia e l’Armenia – saKartvelo e Hayastan – sono anche molto vicine.
Atkara: Si. Si tratta sempre di paesi del Caucaso.
Rallen: Gli stessi nomi delle tre gemelle!
Ledarna: Magari Aroush ci porterà anche la.
Atkara: Ne sono sicura.
Rallen: Yeah.
Ledarna: Comunque, Atkara, la fanfiction era molto divertente!
Atkara: Si, lo so.
Rallen: Ma nel regno di Plutone non ci sono avocadi…
Atkara: L’avocado è il simbolo di un potente evento passato.
Ledarna: Huh?
Atkara: Sconfitta di una minaccia. Plutone era in guerra contro il pianeta Host!
Rallen & Ledarna: Aaah!
*Ad un tratto la fatina Pec svolazza dentro il ristorante*
Pec: Ciao ragazzi! Vi ho sentito parlare delle mie mitiche amiche.
Atkara: Si. Una volta ho letto un trattato sulla magia, scritto proprio dal Prof. Guzekin!
Pec: Ah, lo ricordo. Mi sa che fra un po’ andranno perfino a fare un concerto proprio in questo ristorante.
Rallen: Sarebbe bellissimo incontrarle!
Pec: Forse saranno loro a voler incontrare te.

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