Sedute nella nostra stanza, io e Pomo ci leggevamo il libro dell’Armenia. Ad un tratto entrò un forte vento, quasi come un’ uragano. Un vortice nero si formò tra le pagine del libro. Io e Pomodà fummo attirate da questa forte corrente ed entrammo dentro il libro dell’Hayastan.

Ci ritrovammo in mezzo a dei pezzi di legno e pietre. Confuse, io e Pomodà non riuscimmo a capire cosa fosse successo. Ad un tratto riuscimmo a vedere un cartello con scritto: “Benvenuti nell’Hayastan”.

Si il nostro sogno si era avverato. Così cominciò la nostra grande avventura.

Quella mattina, Dovanice non voleva alzarsi dal letto, era una dormigliona pigra. E io come al solito preparavo frittelle e omelette per cercare di svegliare la sua fame. Io e Dovanice vivevamo da tanto tempo insieme, avevamo affittato questo piccolo appartamento in un piccolo quartiere di New York. Tutto ad un tratto Dovanice si alza dal letto. “Guarda, guarda!” mi disse. “E’ arrivato il pacco!” Chi poteva mai immaginare che aveva ordinato un libro sull’Hayastan?

Ma si, chi non sapeva che il sogno più grande di Dovanice era quello di andare in Hayastan? E un po’ era diventato anche il mio di sogno. E così, grazie a quel vortice, ci ritrovammo nell’Hayastan.

Dovanice si girò da me e mi disse: Pomodà, adesso cosa facciamo?

E io risposi: Dovanice Estrella Gybray! E’ una vita che mi tormenti che vuoi andare nell’Hayastan! E ora che ci siamo… scopriamo insieme l’Hayastan!

Così iniziammo a camminare. Per prima cosa, io e Pomo incontrammo uno sceriffo molto simile a Seymour Skinner.

Dovanice bisbigliando mi disse: “Ma questo, è Seymour Skinner?” e io, dandole un colpo nella spalla, le dissi: “Dovanice, zitta prima che ti faccio diventare gialla come i Simpson!” E lei rispose: “Ma io SONO gialla! Te lo dimostrerò subito!” e io risposi: “Allora ti trasformerò come un puffo tutto azzurro!” Una voce grande e grossa ci fece sobbalzare in aria.

“Ey ragazze! Cosa fate qui! Non sapete che è area privata? Io sono lo Sceriffo Tamzarian! E qui non vi è permesso entrare! Fuori!” Come al solito, Dovanice stava per dirne un’altra delle sue. “Se lei è Tamzarian, perché non ritorni nella giungla!” E io dissi: “Mi scusi sceriffo, la mia amica non stà tanto bene di testa. Noi andiamo via subito!” E lo sceriffo borbottando: “Eh si andate andate”.

Così camminando verso un lungo sentiero ripido, e pieno di alberi, incontrammo una vecchia signora. “Salve, care ragazze! Mi chiamo Agnes! Cosa fate qui?” Dovanice, sempre convinta che la gente possa credere alla storia di un libro magico, “Salve, signora! Siamo entrate dentro un libro!” Come al solito, io, dandole una botta in testa, “Signora, voleva dire che lei aveva visto un *film* in cui c’era un libro magico! Adesso noi dobbiamo andare! Mi saluti Armin!” E la vecchietta: “Ey ragazzine come conoscete Armin! Venite qui venite qui!”

La vecchietta prese il suo bastone e cominciò a provare a prendere le due ragazze a bastonate. Quindi le due nostre amiche scapparono via di corsa. Si persero nel bosco.

“Oh guarda che cé, il mitico bosco dell’ Hayastan!” Dovanice disse eccitatamente.

“Tutti i boschi sono mitici a modo loro.” Io risposi.

Un tenero scoiattolino si avvicinò a loro, mangiucchiando una ghianda.

“Aww! Che tenero!” le due ragazze risposero.

“Che fa, lo seguiamo?” Dovanice chiese.

“Un’altra delle tue.” Pomodà rispose.

Ma si sa, Dovanice era testarda, quindi prese Pomodà per mano e rincorse lo scoiattolo, insieme a lei.

Alla fine del bosco, c’era un piccolo prato, con delle ripide pendici a pochi metri, e poi una vasta valle con degli edifici che componevano la capitale Yerevan, e nello sfondo il Monte Ararat della Turchia, e sopra il Monte Ararat, c’era… un’ AURORA BOREALE!

“Un’Aurora Boreale? A quest’ora? A questa latitudine? Che-“ Pomodà chiese sorpresa.

“Può essere che è il vitellone di Seymour Skinner?” Dovanice rebuttò.

“Non essere così scema Dova!” Pomodà rispose.

“Scema? Chi? Io?” Dovanice rebuttò di nuovo.

Ad un certo punto un’ orso arrivò dal bosco e ruggì alle due ragazze, che si abbracciarono fortemente.

“AAAH! Salvami tu!” Dovanice gridò.

“Non ti preoccupare!” Pomodà disse coraggiosamente.

L’orso graffiò la manica di Pomodà, e una frana partì, Pomodà e Dovanice si aggrapparono forti, rombolando via. Infine, le due ragazze caddero nella valle.

“Pomf!” Dovanice gridò fortemente.

“Eh. I nostri vestiti si sono sporcati.” Pomodà disse alzandosi.

“Abbiamo vissuto un’avventura fatale e tu pensi solo ai vestiti?” Dovanice chiese.

“Beh lo sai, certe cose… Eh.” Pomodà rispose.

Dovanice si alzò e abbracciò Pomodà da dietro.

“Oh, lo sai che sei molto carina quando fai così?” Pomodà sospirò.

“Ey, c’è qualcuno!” Dovanice indicò.

Due ragazzi camminarono accanto al muro di rocce.

“Ciao.” Uno dei ragazzi si presentò. “Io sono Zukcoh Cervynt.”

“E io sono Ferdeor Hadrick.” L’altro ragazzo si presentò.

“Io sono Dovanice Gybray e questa è la mia amicissima Pomodà Sobi!” Dovanice si presentò.

“Voi siete del luogo?” Zukcoh chiese.

“No, noi viviamo a New York, siamo qua per puro caso.” Pomodà rispose.

“Un libro ci ha portato qui!” Dovanice disse eccitatamente.

“Anche voi siete state risucchiate dal libro magico?” Ferdeor chiese.

“Si.” Pomodà rispose.

“Noi due viviamo insieme in un appartamento a Sidney.” Zukcoh disse.

“Nuovi amici australiani!” Dovanice disse eccitatamente.

“Potremo viaggiare tutti insieme d’ora in poi.” Zukcoh risponde.

“Huh. Ora dobbiamo incamminarci verso quella città.” Pomodà replicò.

E così, i nostri quattro grandi eroi si incamminarono.

Ad un certo punto si imbatterono in un cartello che diceva: “Benvenuti a Yerevan – capitale dell’Hayastan – città straniera ufficiale di Eemo, Suomi”

“A che serve essere una città gemellata quando puoi essere una città straniera ufficiale!” Dovanice eccitò.

“Suomi sarebbe la Finlandia, no?” Pomodà chiese.

“Si. I paesi del Suomi hanno una cioccolata ufficiale, un sushi ufficiale, un vaso ufficiale, un frutto ufficiale…” Zukcoh elencò.

“E fra un po’ anche una Dova ufficiale!” Dovanice esclamò.

“Se ti fa piacere, si.” Pomodà disse, accarezzando i capelli di Dovanice.

E così, i nostri eroi si incamminarono nella periferia di Yerevan.

“Che rilassante.” Ferdeor disse.

Una pimpante signorina si avvicinò a loro.

“Ciao. Siete nuovi?” la signorina chiese.

“Si. Siamo appena arrivati. Così, per caso.” Pomodà rispose.

“Io sono Aroush Halapsian.” La signorina si presentò.

“Un nome che fa molto armeno.” Zukcoh commentò.

“Si addice molto al tuo naso!” Dovanice esclamò.

“Quali sono i vostri nomi?” Aroush chiese.

“Io sono la dovaliziosa Dovanice Gybray!”

“Pomodà Sobi, al tuo servizio.”

“Zukcoh Cervynt, eroe dall’aldilà delle montagne!”

“E io. Ferdeor Hadrick.”

“Anche i vostri nomi sono un po’ buffi e mai sentiti! Da dove venite?” Aroush chiese.

“Io e Dova siamo di New York, mentre Zukcoh e Ferdeor sono di Sidney.” Pomodà rispose.

“Ah, persone da là spesso hanno nomi così strampalati.” Aroush disse.

“Bè è una commedia!” Dovanice ruppe il quarto muro… e possibilmente anche il quinto.

“Siete turisti?” Aroush chiese.

“Beh, non proprio, siamo qua per caso.” Zukcoh rispose.

“Il libro magico ci ha portato qua!” Dovanice esclamò.

“Ehrm… lei è un po’ strana si sa. Crede ancora nelle favole. Abbiamo visto un film e…” Pomodà disse, tappando la bocca a Dovanice.

“Non vi preoccupate. Io la conosco la leggenda del libro magico. Lo so che in questo quartiere noi siamo ateisti di cultura cristiana. Ma c’è chi dice che Hayk, il nostro leggendario fondatore, e dio pre-cristiano insieme a suo padre Meithras, ancora opera su di noi. Voi siete venuti qua per destino. Per salvare l’Hayastan.” Aroush rispose.

“Ah, qualcun’altra che crede ai destini spirituali!” Zukcoh esclamò.

“NO! E’ DestinOH SpiritualOH. Uno solo!” Dovanice esclamò, dando un pugno ai fianchi di Zukcoh.

“Hayk… e questo posto prende il nome da lui. Hayk… Hayastan.” Pomodà commentò.

“Proprio così.” Aroush rispose.

“Quindi mi sapete dire perché c’è un’aurora boreale a questa latitudine?” Pomodà chiese.

“Quale?” Aroush domandò.

“Quella sopra la montagna.” Zukcoh indicò.

“Oh no!” Aroush disse voltandosi. “Un’aurora boreale… proprio sopra il Monte Ararat. Questo può voler dire una sola cosa… “

“E che cosa?” Zukcoh chiese.

“E’ un segno. Un segno da Meithras e da Hayk. Loro due, vogliono. Vogliono che io li ascolti. Ti prego, aurora boreale, perché sei qua?” Aroush supplica.

Al centro dell’aurora boreale, proprio sulla vetta del monte Ararat, compare una faccia. E’ la faccia… di Seymour Skinner.

“Guarda! E’ Seymour Skinner!” Zukcoh indica.

“Ovvero… Armin Tamzarian.” Dovanice aggiunge.

“Che strano.” Pomodà dice.

“Sembra che il destino ci sta supplicando per un riferimento ai Simpson.” Ferdeor borbotta.

“Simps-che?” Aroush chiede.

“Non li conosci i Simpson?” Zukcoh aggiunge.

“E’ un cartone americano molto famoso.” Pomodà spiega.

“Non l’hanno mai doppiato in Hayeren.” Aroush risponde.

“Potremmo tentarlo di doppiarlo noi.” Zukcoh si propone.

“Guarda! L’aurora boreale è sparita!” Dovanice indica eccitatamente.

“Okay, quindi mi sa che è finita così.” Aroush dice. “Avete un hotel da queste parti? Un posto dove stare?”

“No, non c’è l’abbiamo.” Pomodà risponde.

“Allora potete venire tutti e quattro a casa mia!” Aroush li accoglie.

E così, Aroush porta i quattro ragazzi a casa sua.

“Prego, accomodatevi.” Aroush dice. I quattro ragazzi si siedono sulle sedie della sala da pranzo di Aroush.

“Wow. E’ la stanza più bella che avessi mai visto prima d’ora!” Zukcoh esclama.

“Avessine una così all’Hotel Pomel!” Pomodà aggiunge.

“Hotel Pomel… fatto di Orel Lucentel!” Dovanice narra la mitica canzoncina che è il motto dell’hotel dove Pomodà e Dovanice lavorano.

“Sarà un hotel molto accogliente.” Ferdeor commenta.

Aroush ritorna dalla cucina del suo appartamento, portando cinque palle di dolcetto alla frutta. “Quella alla banana è per Dova, quella al kiwi per Ferdeor, quella al pomodoro per Pomodà, e quella alla zucca è ovviamente per Zukcoh.” Disse, porgendo le palle alla frutta ai ragazzi che rappresentavano il loro stesso colore.

Poi lei si sedette e disse: “E quella al mirtillo sarà per me! Gnam gnam!”

I cinque ragazzi si mangiarono le palle di dolcetto alla frutta.

Zukcoh: Molto deliziose. Cibo tradizionale hayastanico?

Aroush: No. Cibo tradizionale di casa Halapsian!

Zukcoh: Le nostre storie si sono così unite… Mi sa che stiamo diventando amici! Mi batte forte il cuore! Advance Vanguard!

Dovanice: Ci serve un nome!

Pomodà: I ragazzi del Pomel?

Zukcoh: Gli avventurieri del Graal dell’ Hayastan!

Aroush: Il mio charme hayastanico mi dice che noi siamo… I cucinieri della tavola dell’antico Hayasa-Azzi!

Dovanice: No, no, non avete capito! Noi siamo… LA FRUTTI GANG!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

“Mi va bene.” Pomodà rispose.

“Io sono la zucca e Pomodà il pomodoro. Frutti tanto simili quanto diversi!” esclama Zukcoh.

“Humph. Non voglio essere un frutto e poi quale frutto sarei?” gruntisce Ferdeor.

“Tu sei il kiwi ovvio! Io sono la banana, e Aroush è il mirtillo! Kupo!” si eccita Dovanice.

“Aroush Priscilla Halapsian… mirtillo della Frutti Gang. Un suono stupendo.” narra Aroush.

E fu così che la Frutti Gang si formò. E decidono di stare nell’Hayastan, vivendo insieme nell’ appartamento di Aroush.

E quindi fu l’inizio di una grande avventura.

 


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